A proposito del terreno per acidofile: l’esperienza di Pino Siciliano

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ESPERIENZE E COSIDERAZIONI PERSONALI SULLA COLTIVAZIONE DI PIANTE ACIDOFILE. Prima parte

Anni fa preso dall’enfasi che accomuna tutti noi amanti dei giardini, soprattutto al ritorno di viaggi dalle zone vocate alla coltivazione di piante acidofile, iniziai a piantare nel mio giardino a Bologna, zona non proprio amante della coltivazione di questa tipologia di piante;  ortensie , camelie, azalee etc. seguendo le indicazioni riportate sulle riviste di giardinaggio: “scavare una buca almeno il doppio del vaso, riempirla di terriccio per piante acidofile,  piantumare e annaffiare. Negli anni successivi stendere uno strato di torba acida  o aghi di pino sotto le piante, per tenere bassa  l’acidità del terreno”.

Il risultato? I primi mesi c’era una bella crescita delle piante, le foglie erano belle verdi, turgide, ed io molto orgoglioso del mio lavoro,   poi piano piano questa crescita si arrestava, le foglie iniziavano a manifestare segni di clorosi, la fioritura stentava e di quel bellissimo blu della fioritura di alcune ortensie non  restava nulla, ma solo alcune foto scattate ad immortalare quei bellissimi giorni d’inizio estate.

Le poveri piante di camelie a furia di tagliare i rami secchi divenivano sempre più scheletriche, praticamente invece di crescere, si rimpicciolivano e si ammalavano. Ed io in qualità di provetto agronomo, colto da compassione per le mie povere piante cosa facevo ? Concimavo ed innaffiavo. Il risultato lo possiamo tranquillamente immaginare, troppa acqua, aumento della concentrazione salina nel terreno e addio piante e soldi. Come non bastasse si   aggiungevano anche le prese in giro della gentile consorte sulle mie capacità di giardiniere ed io a pormi l’amletica domanda; dove ho sbagliato? Eppure avevo seguito tutte le indicazioni in mio possesso.

Pensai persino di lasciar perdere la piantumazione di queste piante, troppe delusioni e troppi soldi buttati, forse era arrivato il momento di passare alle cosiddette piante autoctone. Ma pensai  che se i romani prima e gli arabi poi non avessero importato tantissime piante, oggi noi non mangeremmo ad esempio le arance , o le dolcissime albicocche in estate o non godremmo del soavissimo profumo della rosa damascena e di altre rose antiche o della rifiorenza delle moderne, cosa ne sarebbe della dieta mediterranea senza i pomodori, e a quante altre meraviglie botaniche avremmo dovuto rinunciare nei nostri giardini?

Qualche mese dopo mentre eravamo in Calabria al mare, un parente di mia moglie, ci invito ad andare  a raccogliere un po’ di frutta nella sua campagna e li vidi cespugli enormi e persino un albero  di camelia japonica. in pieno sole, senza ali gocciolanti e accorgimenti vari, sbalordito di questa rigogliosa vegetazione domandai  come era possibile: la risposta fu” purtroppo noi qui abbiamo un terreno sciolto, acido, immagina che ogni anno mi tocca spargere quintali di calce nell’uliveto”.

Mi si accese la lampadina sulla testa; tornato a Bologna, chiamai un giardiniere con un piccolo escavatore, e dalla zona del giardino destinata alle piante acidofile, feci togliere  quaranta cm. circa di terreno argilloso e duro, tipico della pianura padana, e dove avevo pensato di piantumare le camelie  feci scavare una buca ancora più profonda e larga, questa enorme voragine  venne poi riempita mettendo sul fondo uno strato di lapillo vulcanico, e una miscela composta da notevoli quantità di torba acida,  compost di foglie, ancora lapillo, sabbia silicea e  una parte del terreno precedentemente asportato,  concimazione nel terreno con prodotti tipo basacote.

Come mai questa miscela? Sabbia silicea e lapillo sul fondo per un effetto drenante, torba acida perché è il terreno d’eccellenza per questa tipologia di piante e perché avevo bisogno subito di materiale acido, di  compost o letame in quanto decomponendosi e umificandosi  i batteri che si nutrono di essi, creano in questo processo dei sottoprodotti leggermente acidi. Siccome la materia organica ha bisogno di molto tempo per modificare il terreno, questa pratica va benissimo per gli obiettivi a lungo termine, ma non ci darà mai dei risultati decisivi nell’immediato, diverso il caso in cui utilizzassimo del compost maturo di aghi di pino o di foglie di castagno o  anche di quercia, che sono già acidi. La materia organica può dare al terreno anche altri benefici, come migliorare il drenaggio e l’aerazione del substrato. Il lapillo invece per avere un substrato ancora più aerato e una parte della terra precedentemente  asportata  per umettare la torba.

Finito la preparazione del terreno e la stesa dell’ala gocciolante, iniziò la parte più bella; andare in giro per vivai a scegliere ortensie, azalee, camelie,  poi appena a casa subito a piantumare perché avevo voglia di coprire quella parte del giardino spoglia.

Per i successivi  2/3 anni. le piante crebbero in modo fantastico, rividi finalmente quel bellissimo blu delle ortensie, le camelie non seccavano, anzi si accestivano e si alzavano sempre di più, ero felice del risultato raggiunto, ma si sa la felicità non è per sempre, ed in effetti pian piano questa rigoglio vegetativo si arrestò, le foglie delle ortensie incominciarono a decolorarsi e lo sconforto prese il sopravvento. Memore delle esperienze  passate, tuttavia  questa volta non aumentai la quantità d’irrigazione e le concimazioni, ma grazie anche ad internet che ormai era diventato fruibile a tutti, iniziai a navigare, a cercare informazioni, sul perché e per come eravamo tornati al punto di partenza.

Risposta: l’acqua di irrigazione probabilmente era molto dura, cosa peraltro confermata da successive analisi dell’acqua di irrigazione;  calcio, magnesio e bicarbonati facevano pian piano alzare il Ph del terreno;  con tutto il lavoro di asportazione del terreno originario e sua sostituzione con torba, lapillo e compost avevamo ottenuto un terreno inizialmente a ph acido, sciolto, poroso,  ricco di materia organica, adatto alla coltivazione di questa tipologia di piante, ma poi a causa dell’acqua di irrigazione, il PH del terreno era passato da acido a leggermente basico.

Bisognava far virare nuovamente il terreno da basico ad acido. ……….